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Dall’analisi visiva all’incontro con le sofferenze dell’anima

Bambini e vista

Dall’analisi visiva all’incontro con le sofferenze dell’anima

Bambini e vista

Dall’analisi visiva all’incontro con le sofferenze dell’anima

Dall’analisi visiva all’incontro con le sofferenze dell’anima - di Marisa Martinelli

Che cosa significa vedere? Quanto sappiamo veramente sul ruolo degli occhi come strumento percettivo che il cervello utilizza per ricevere le informazioni che verranno poi selezionate, valutate e interpretate dalla mente?  Cosa vuol dire vederci chiaro? Cosa significa per un bambino vederci male? È ancora attuale il detto “occhio, specchio dell’anima”? Quale potrebbe essere il ruolo di educatori, genitori, e professionisti della salute nel prendersi cura degli occhi e della funzione visiva.


Marisa Martinelli

Che cosa significa vedere? Quanto sappiamo veramente sul ruolo degli occhi come strumento percettivo che il cervello utilizza per ricevere le informazioni che verranno poi selezionate, valutate e interpretate dalla mente?  Cosa vuol dire vederci chiaro? Cosa significa per un bambino vederci male? È ancora attuale il detto “occhio, specchio dell’anima”? Quale potrebbe essere il ruolo di educatori, genitori, e professionisti della salute nel prendersi cura degli occhi e della funzione visiva?

 

Abstract

L’autrice considera il linguaggio degli occhi e dello sguardo espressione metaforica di sentimenti e di stati psicoemozionali che si muovono all’interno di noi stessi. Così, si può scoprire che un calo di vista in un bambino, può significare aver perso la curiosità di osservare il mondo, le cose o le persone. Una sorta di isolamento che serve a proteggersi specie se si è particolarmente sensibili, emozionali. Perchè nessuno presta sufficiente attenzione a questi aspetti che riguardano l’anima? È possibile migliorare la vista?

La psicoterapia dei disturbi visivi è un vero e proprio “viaggio affettivo condiviso” dove paziente e terapeuta sono insieme ad esplorare i territori della mente. L’articolo spiega l’approccio multidisciplinare che vede coinvolto lo psicoterapeuta con l’oculista,  l’ortottista, l’optometrista, il posturologo, il nutrizionista.  La necessità di un approccio integrato ai problemi visivi che tiene conto della costante sinergia tra gli “occhi fisici”  e gli “occhi della mente”, aiuta  a sottolineare la complessa interazione tra processi percettivi, affettivi, cognitivi e fisiologici della funzione visiva. In quest’ottica l’esame della vista è una delle tappe di un percorso di cura che comprende interventi psicologici combinati con gli esercizi e le pratiche psicocorporee aventi lo scopo di mobilizzare il sistema visivo: osservare forme e colori, prendere consapevolezza della postura e del respiro ma senza perdere di vista lo stato emozionale interno.  In questo modo stimoliamo la vitalità dello sguardo e la naturale capacità dell’occhio di esplorare l’ambiente.  È necessario riprogrammare il network neurofisiologico della funzione visiva alterata attraverso un approccio in grado di accogliere le emozioni, imparare a gestirle in modo evoluto e far spazio ai talenti della propria anima.

 

Il ruolo degli occhi e dello sguardo nella costruzione del cervello

Vorrei iniziare soffermandomi sul particolare ruolo degli occhi e dello sguardo nella costruzione del cervello e nello sviluppo della personalità per arricchire la consapevolezza della visione.

Vedere è la capacità di riunire in una gestalt gli stimoli che arrivano alla corteccia visiva e di dare un senso alla realtà.

 

Questo insieme di figure, forme, colori e immagini rende bene il processo di costruzione delle immagini a livello percettivo.

 


 

 

La visione binoculare è frutto di movimenti armonici di contrazione e di inibizione degli schemi percettivo – motori che permettono una adeguata proiezione degli stimoli luminosi che dalla retina raggiungono il cervello dove vengono decodificati  e interpretati.

Convergenza, fissazione dello stimolo, accomodazione sono aspetti della funzione visiva che dipendono dall’ambiente e che risentono costantemente per un meccanismo retroattivo del flusso di informazioni immagazzinate nella mente.

Quindi cosa succede quando la vista è difettosa? Che cosa interviene a distorcere le immagini, annebbiare la vista? … che cosa disturba il sofisticato sistema visivo per cui ad un certo punto incontriamo occhi che lacrimano a causa di un attacco allergico, occhi deturpati da orzaioli, occhi secchi che perdono la naturale capacità di idratazione? Quali fattori stressanti intervengono a disturbare il delicato equilibrio della visione causando alterazione della pressione endooculare, maculopatie e altre importanti patologie oculari talvolta seriamente invalidanti?

 

Noi non reagiamo alle cose in sé ma a come le vediamo!

                        

La valutazione degli stimoli e l’attribuzione di significato sono funzioni fondamentali della mente che si svolgono nell’ambito di processi emozionali.

Un gatto che entra in questo ambiente non ha lo stesso valore cognitivo ed emotivo per tutti. Ognuno reagisce a questo stimolo in base alle proprie esperienze consce (valutazione della sfera cognitiva) ed inconsce (attribuzione di significato attraverso la memoria emozionale implicita) modulate dalle strutture strategiche, corteccia prefrontale e sistema limbico (ippocampo e amigdala). Seguono altre reazioni biochimiche che a cascata si ripercuotono nel network neuroendrocrinoimmunologico con la conseguenza di modificare e influenzare le funzioni organiche dell’occhio.

I circuiti cerebrali si sviluppano con modalità direttamente legate alla loro attivazione. Le nostre esperienze possono influenzare in maniera significativa le connessioni neurali e l’organizzazione del nostro cervello.

L’esperienza dà forma al cervello attraverso la neuroplasticità (cambiano le connessioni e questo cambia il cervello stesso) Siegel D. 2002.

Gli scienziati hanno dimostrato che la qualità delle relazioni con i caregivers “può influenzare l’espressione dei sistemi neuronali implicati nei neonati, nella risposta allo stress”.

Il modo in cui avvengono le connessioni neurali determina lo stile di information-processing e le nostre strategie di elaborazione dello stress. Ma questa premessa ci mette nell’ordine di idee che possiamo intervenire con mezzi psicologici e metodiche naturali per rimodellare i circuiti alterati. Il sistema emozionale di base è sensibile alle interazioni umane e sociali.

La qualità del contatto e delle interazioni madre bambino influenzano i sistemi di autoregolazione neurofisiologica.

 

 

 

 

Ad esempio l’emisfero destro della madre è un pattern per lo sviluppo dell’emisfero destro del bambino. Nell’amigdala e nella corteccia orbito-frontale esistono gruppi di neuroni che rispondono in maniera specifica al contatto visivo e alle espressioni facciali.

L’imprinting facciale della madre e degli adulti hanno un ruolo importante nel sistema di autoregolazione dell’arousal mentale.

Quando la madre vive uno stato di rabbia manifesta o mascherata, i loro bambini spesso distolgono lo sguardo. [3]

Ma anche la presenza di altre reazioni sgradevoli per un bambino, come (unresponsive) l’assenza di contato emotivo, l’intrusività e la sgarbatezza, condizionano i meccanismi di valutazione e gli stati psicobiologici del cervello.

In queste situazioni i bambini non possono lasciare la stanza dove si trovano ma vorrebbero sicuramente farlo. L’unico modo che hanno a disposizione per evitare le sofferenze  e di non sentire le emozioni dolorose di mancanza di sintonizzazione empatica è quello di spostare lo sguardo. Il cervello è dotato di automatismi che ci aiutano a sopravvivere ma questi piloti automatici se non vengono arricchiti con difese più evolute il sistema può sovraccaricarsi e ammalarsi.

Ho avuto modo di constatare che la continua ricerca di strategie di compensazione per riuscire a tollerare la dolorosa mancanza di sintonia e di corrispondenza empatica del bambino con le relative figure di accudimento, possa diventare  un elemento di “stress visivo” più o meno traumatico.

Per un bambino l'esperienza più terribile di tutte sembra essere l'incapacità di ricevere le cure e le attenzioni necessarie della mamma o delle altre figure di accudimento.
“Non vedere l’amore”, “non essere visto”, “non incontrare lo sguardo amorevole” significa  solitudine affettiva e la mancanza di attenzioni della mamma è l'esperienza più dolorosa dei maltrattamenti.

La ricerca della vicinanza dello sguardo del caregiver non sono comportamenti appresi, sono presenti come schemi innati nel cervello per esplorare l’ambiente e garantire la sopravvivenza. Azione, apprendimento e sviluppo caratterizzano la costruzione della mente quindi il sistema viene successivamente plasmato dall’esperienza.

Per esempio per il bambino cercare lo sguardo del genitore rappresenta un’interazione “positiva”; tuttavia se il contatto visivo porta ad attivazioni disorganizzanti, generando malessere, verrà in seguito associato a valutazione negativa  e il bambino imparerà ad evitare questo tipo di interazione come abbiamo già detto, e l’ipotesi che si fa avanti è che queste esperienza di mancata risonanza empatica influisca nel comportamento degli occhi.

L’esperienza del rispecchiamento, attraverso il volto e lo sguardo,  quale sistema di riconoscimento di Sé e della costruzione della propria identità è quindi presupposto fondamentale nello sviluppo di una sana autostima e di un vissuto di sicurezza nelle relazioni con gli altri. Carenze a questo livello sarebbero causa di problemi di strabismo.

I meccanismi di integrazione spazio-temporali ci permettono di rappresentarci le situazioni, l’ambiente e prevedere le azioni da intraprendere allo scopo di adattarci e di sopravvivere.

L’essere umano ha bisogno di dare un senso al mondo,  a ciò che gli succede e di rendere sicuro, stabile e prevedibile la rappresentazione del proprio ambiente. L’occhio, lo sguardo, la funzione esplorativa della visione dovrebbe aiutarci in questo processo di adattamento della realtà, nella ricerca di punti di riferimento non solo fisici ma anche affettivi.

In molti casi di bambini e adolescenti in cui questo processo di rispecchiamento non sempre è possibile,  io lavoro sostenendo i genitori o i caregivers, per rimuovere i differenti fattori correlati alla loro storia di attaccamento che impediscono l’espressione adeguata del bisogno di dare sicurezza e conforto al bambino.

 

Mente, cervello e occhi

 

La psicoterapia, la rieducazione visiva e altre metodiche attraverso adeguate stimolazioni e significative esperienze di esercizio fisico e mentale favoriscono il riapprendimento sistematico di risposte neurofisiologiche compatibili. 

Ho fornito in altri casi una dimostrazione dell’efficacia delle tecniche di rilassamento nella riarmonizzazione dell’equilibrio biopsicosomatico, miglioramento della qualità del sonno, distensione muscolare, e così via gli effetti benefici della distensione neuropsichica si riverberano a cascata su tutto il sistema neurormonale compreso il sistema visivo.

Il ruolo della psicologia psicodinamica nell’analisi delle reazioni emozionali e la psicologia dello sviluppo con l’analisi delle dinamiche dei processi di attaccamento consente di esplorare il sistema di valutazione e il loro ruolo nei processi di regolazione affettiva (aiutando il cervello a modulare gli stati psicofisiologici).

                         

  • La sinaptogenesi e la neurogenesi sono i modi in cui il cervello crea nuove connessioni. Il cervello utilizza sia i geni sia l'esperienza nel produrre nuove connessioni. L'esperienza può attivare i geni che a loro volta stimola la produzione di certe proteine che consentono il formarsi di nuove sinapsi o il rafforzare quelle esistenti.
  • La consapevolezza che si sviluppa con l'esperienza psicoterapeutica sembra favorire la plasticità neurale.
  • Consapevolezza significa riconoscere le proprie emozioni  e i propri stati d'animo, osservarli con distacco. Questo comporta la capacità di imparare a modulare le proprie emozioni. In questo modo si attivano maggiori connessioni tra il sistema ippocampale  e l’emisfero sinistro in particolare con i lobi frontali che si è visto responsabili di un rafforzamento del sistema immunitario. Maggior equilibrio degli stati corporei, migliora la risposta allo stress e della funzione immunitaria.

 

L’attenzione alla persona e alla relazione è l’aspetto principale che caratterizza l’approccio biopsicosomatico. Raggiungere l’anima attraverso gli occhi tenendo ascoltando la storia del disturbo visivo. Gli occhi ci guidano alla scoperta di eventuali altri segnali di malessere allargando il campo di osservazione a tutta la persona.

 

Attraverso l’approccio psicologico integrato al sistema visivo abbiamo la possibilità di fare :

 

  • prevenzione primaria nell’individuare precocemente un problema nel sistema di elaborazione della mente.
  • prevenzione secondaria nell’aiutare la persona ad utilizzare strategie efficaci di gestioni dello stress: tecniche di rilassamento, meditazione, elaborazione di schemi adattivi disfunzionali, attività fisica, nutrizione, rieducazione visiva, igiene visiva o altri  interventi in aree vulnerabili;
  • Interventi di ristrutturazione della personalità (rielaborazione di traumi, curare le ferite di attaccamento, rafforzare le risorse interiori e le potenzialità inibite), acquisizione di strategie di autoefficacia e miglioramento dell’autostima.

 

L’approccio biopsicosomatico è un orientamento psicodinamico che si focalizza sulla mente e sul corpo con tecniche e metodologie tra loro compatibili.

 

  • Intervento integrato tra approcci clinici diversi ma compatibili tra di loro: medico, psicologico, ortottico, posturologico, ottico-optometrico,
  • La Psicoterapia integrata: valutazione psicodiagnostica, ascolto, mindfulness orientata allo sguardo e al corpo, rilassamento e immaginazione,
  • Valorizzazione delle risorse e delle potenzialità personali
  • EMDR per la rielaborazione dei traumi.
  • Terapia sensomotoria per la regolazione delle strategie difensive e l’attivazione delle risorse somatiche e psichiche.

 

 

Obiettivi terapeutici dell’intervento psicologico:

Instaurare una relazione profonda basata sulla fiducia e l’accettazione reciproca, fatta di comprensione empatica. Stabilire un contatto sano stile in un setting sicuro, in cui la persona possa esprimere liberamente le proprie emozioni, sensazioni, desideri e bisogni in assoluta assenza di giudizio.

Il Vissuto Immaginativo Catatimico è il mio strumento di partenza per esplorare i problemi agli occhi. Un metodo delicato e rispettoso, che costituisce una piattaforma per rappresentare se stessi e il proprio mondo interno attraverso le immagini “guida” indotte dal terapeuta, per lasciar affiorare le proprie emozioni, accogliere le sensazioni o gli stati d’animo senza esserne travolti.  Il paesaggio carico di nuvole scure può parlare delle lacrime trattenute che Giada non ha versato quando suo padre è morto. Scopre che da allora soffre di occhio secco.  Grazie al potere dei simboli si può imparare a coltivare una visone serena e distaccata e un abbandono fiducioso alla vita. 

 

 

 

 

[1] Revisione della Relazione;. “Vista e visione : interazione dei processi percettivi e affettivi  nel benessere psicofisico della persona” – 1° Convegno AIVON Montegrotto T. Maggio 2009

[2] Sogno causato dal volo di un’ape attorno ad un melograno” – Salvador Dalì, 1944 – Madrid

[3] https://www.youtube.com/watch?v=apzXGEbZht0


Marisa Martinelli
psicologa, psicoterapeutaCorso delle Terme, 36 – Montegrotto T. (Pd)www.marisamartinelli.it  MARISA MARTINELLI psicologa psicoterapeuta, libera... Leggi la biografia
psicologa, psicoterapeutaCorso delle Terme, 36 – Montegrotto T. (Pd)www.marisamartinelli.it  MARISA MARTINELLI psicologa psicoterapeuta, libera professionista a Montegrotto (Padova), coordinatrice della Sezione SIPNEI Veneto Est-Friuli, specializzata in Biopsicoterapia al CRB sede della SIMP negli anni 80/90, operatrice di Training Autogeno... Leggi la biografia

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