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Che differenza c’è fra “vista” e “visione” ?

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Che differenza c’è fra “vista” e “visione"? - di Vittorio Roncagli

I due termini sono spesso confusi nel lessico quotidiano. Alcune persone vantano “una vista perfetta” perché sono in grado di riconoscere oggetti molto lontani.


Vista Consapevole

” La visione è lo strumento che abbiamo scelto per disegnare il mondo intorno a noi ”
[ G.W. Cavalieri ]

I due termini sono spesso confusi nel lessico quotidiano. Alcune persone vantano “una vista perfetta” perché sono in grado di riconoscere oggetti molto lontani.
Altre persone sono preoccupati “della vista che continua a peggiorare” perché sono periodicamente costretti ad aumentare la gradazione degli occhiali.
Altri lamentano che “la vista sta diminuendo” perché avendo superato i 40-45 anni cominciano ad avvertire difficoltà di messa a fuoco a distanza ravvicinata.
Di fatto è facile constatare che attorno all’argomento “vedere” c’è molta confusione, molta disinformazione, e periodicamente si ripresentano miti metropolitani dalla scarsa consistenza e veridicità.

Facciamo quindi un po’ di chiarezza fra, “vista”, “visione”, “difetto di vista”, e “deficit percettivo”.

La “vista” è un’abilità visiva molto importante. Essa rappresenta la capacità di distinguere i dettagli, gli oggetti e le scritte di piccole dimensioni e/o lontane. Quando è ottimale il bambino riconosce la riga di lettere corrispondente ai 10/10. Tale capacità è meglio definita come “acuità visiva” è abilità molto importante garantita da una piccolissima area nel centro della retina chiamata fovea.

La “visione” è molto più complessa. Per quanto importante, la “vista”, è solo una delle tante componenti della “visione”, meglio definita come “percezione visiva” che comprende quindi tantissime altre abilità visuo-percettive-motorie.
Tali abilità ci permettono di percepire le forme, i colori, esplorare lo spazio mediante i movimenti oculari, valutare le distanze, coordinare i movimenti oculari con quelli del corpo, collaborare con l’orecchio interno per ottimizzare l’equilibrio del corpo, percepire un campo visivo esteso, spostare l’attenzione visiva in zone diverse dello spazio, ecc. ecc.

Oltre alle tante abilità visuo-percettive-motorie, la visione è comprende anche complesse elaborazioni da parte di vaste aree del cervello che interagiscono fra loro e con la corteccia visiva primaria al fine di produrre un risultato che sia il più possibile efficiente e stabile: la “percezione”.

Il “difetto di vista” è una lacuna nella capacità discriminativa dovuto ad un cosiddetto problema refrattivo, nel gergo oftalmico chiamato “ametropia” e classificabili in miopia, ipermetropia.

La persona con un “difetto di vista” subirà una riduzione della capacità discriminativa in relazione al tipo ed all’entità del difetto stesso.
I miopi avranno difficoltà a riconoscere gli oggetti a lunga distanza mentre gli ipermetropi avranno più difficoltà a distanza ravvicinata.

Si aggiungono gli astigmatismi che produrranno più difficoltà per lontano o per vicino s seconda che siano miopici o ipermetropici.
Le ametropie pregiudicano facilmente una buona vista ed anche una buona visione ma non è vero il contrario, ovvero che l’assenza di ametropia sia sinonimo di ottima vista ed ottima visione.
E’ un concetto un po’ complesso che cercheremo di chiarire più avanti.
Il “deficit percettivo” è dovuto a lacune in uno o più aspetti delle abilità visuo-percettive-motorie e della percezione.

Una scarsa coordinazione dei movimenti oculari è un esempio molto frequente fra i bambini. Lo stesso vale per una scarsa capacità di convergenza, una messa a fuoco scarsa o instabile, una limitata
capacità ad utilizzare insieme i due occhi, una scarsa coordinazione occhio-mano. Ma volendo andare oltre possiamo includere anche aspetti come una inefficiente percezione figura-sfondo, una ridotta integrazione visuo-motoria, aspetti legati alla lateralità, e molto frequentemente aspetti legati ad una scarsa integrazione visuo-uditiva.
I problemi visuo-percettivi-motori sono quindi molto legati sia ad aspetti sia posturali sia allo svolgimenti di attività cognitive, che caratterizzano la quotidianità scolastica.

Che importanza riveste la visione per l’essere Umano? La visione, o funzione visiva, rappresenta circa l’80% delle informazioni sensoriali che il cervello elabora, molto più di tutti gli altri sistemi sensoriali: l’udito circa 12%, l’olfatto circa 4 %, il tatto circa 3% ed il gusto circa 1%.
Possiamo quindi affermare che l’essere umano è un “animale visivo” in quanto basa il proprio rapporto con lo spazio esterno principalmente grazie ad informazioni provenienti dagli occhi. Leggere, scrivere, giocare, lavorare, praticare uno sport, viaggiare, interagire con altre persone, evitare pericoli, ecc. sono solo esempi delle tantissime attività quotidiane che le persone svolgono grazie al fatto che “vedono”.
Che correlazione esiste fra visione e postura ? La visione non è una funzione indipendente separata dal resto del corpo ma fin dall’infanzia è profondamente integrata con gli aspetti motori e posturali.

Il sistema visivo, interagendo con gli altri sistemi sensoriali, ci permette di percepire lo spazio circostante in modo coerente e costante anche al cambiare della posizione del corpo: sia in posizione eretta distesa o inclinata, sia tenendo la testa diritta che ruotandola o inclinandola, sia stando fermi che muovendoci. Questa peculiarità, frutto della nostra sofisticata evoluzione, permette al cervello di elaborare lo spazio che ci circonda adattandoci anche alle più strane situazioni posturali e quindi di svolgere anche attività molto complesse (per esempio svolgere lavori in posizioni molto scomode) e/o in situazioni estreme come per esempio svolgere azioni ginniche/sportive ardite: scalare una parete rocciosa, fare paracadutismo, tuffarsi da un trampolino, compiere acrobazie, ecc. ecc.

Possiamo quindi riassumere che la vista è fatta in modo da poter funzionare entro certi limiti anche in condizioni posturali sfavorevoli.


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